La sera che ho capito qual è il mio posto nel mondo

Qualche mese fa sono diventata giornalista pubblicista. E’ stata una gioia immensa, la realizzazione di un sogno che avevo fin da bambina. Ero in un periodo incasinato, difficile, con tante idee per la testa e sempre meno tempo per realizzarle e così, sebbene ogni tanto mi avesse sfiorato l’idea di scrivere un breve articolo su questo grande traguardo raggiunto, non mi sono mai presa il tempo di farlo.

Sì perché lo sanno tutti:

Chi vuole fare qualcosa trova un mezzo, chi non vuole far niente trova una scusa.

Cioè: il patentino lo volevo per davvero, ma non so nemmeno io perché, visto che a ben guardare, oggi mi pare più un inghippo che un vantaggio. Però quando lo ho stretto fra le mani e ho realizzato che avevo raggiunto un obiettivo che perseguivo da 40 anni, mi sono sentita felice.

Non abbastanza, evidentemente, da aprire il blog sul mio sito e scriverci due righe.

E così mi sono innamorata….

Quest’impulso, però, me lo ha fatto venire la serata di ieri al Palanaunia, dove sono andata in rappresentanza di Dolomiti Open. Potrei dire che Dolomiti Open è un cliente, un’associazione per cui lavoro, ma per me è molto, molto di più.

Dolomiti Open è un progetto che cambia il mondo.

Non solo quello delle persone con disabilità, ma quello di chiunque lo trovi sulla propria strada.

Io ci sono arrivata per caso, quando il mio amico Stefano Delugan, sapendo che fra le mie mille attività ce ne sono alcune legate alla disabilità, mi ha messo in contatto con Rosario Fichera, uno dei soci fondatori di Dolomiti Open, che stava organizzando Trentino Way, il giro del Trentino Inclusivo.

E’ stato come prendere una tranvata in pieno viso: SBAM.

Senza rendermene conto, mi ci sono buttata anima e corpo e dal “dare una mano” a ritrovarmi in cordata con questo gruppo di persone straordinarie è stato un attimo.

Nel tempo di un caffè, sono passata dal non conoscere Simone Elmi e Alberto Benchimol, al sentirli quasi quotidianamente, trovando con loro una sintonia che non credevo fosse possibile in ambito lavorativo.

Folgorata a Ville d’Anaunia

In qualitàdi Responsabile della Comunicazione di Dolomiti Open quindi, ieri, sono andata a rappresentare l’Associazione a Borgo d’Anaunia per la proiezione del nostro film “La Cima”, a chiusura della rassegna “Montagna Selvatica”.

Michele Bellio mi ha chiesto di raccontare Dolomiti Open e io sono partita a ruota libera. Non so quanto ho parlato, so solo che mentre lo facevo, cresceva dentro me la consapevolezza di quanto sono orgogliosa di fare parte di questo progetto incredibile.

Ho realizzato che – a differenza di quel che accade con qualunque altro marchio – quando indosso quello di Dolomiti Open non mi importa se la maglietta mi sta bene o meno. Mi importa di comunicare all’esterno che Dolomiti Open è un po’ anche mio.

E lo so che sono l’ultima arrivata, ma c’è qualcosa di profondo e ancestrale che mi lega a questo mondo fatto di brava gente, di sorrisi, di serenità, di dialogo, di bellezza, di sogni e di visioni. Dentro di me, quando mi muovo per conto di Dolomiti Open sento che ho trovato il mio posto nel mondo e sono incredibilmente a mio agio.

Fare la differenza

Per una come me, che da sempre sogna in grande, l’obiettivo vero, quello che mi fa alzare ogni mattina e sorridere alla vita è -ça va sanse dire – cambiare il mondo. Con Dolomiti Open mi rendo conto che lo stiamo facendo.

E ne ho le prove.

Sono tutte racchiuse in un articolo pubblicato su Vita e scritto da Valentina Tomirotti, una giornalista (una di quelle che quando sai che arriva tremi, perché – come scrive lei stessa- va a cercare le crepe) che nelle scorse settimane, è andata in Paganella per verificare se diventare Società Benefit fosse una mera operazione di Social Washing dell’APT, o se il territorio fosse davvero attento al proprio impatto sull’ambiente e sulla società tutta, senza alcuna esclusione.

Quello che ha scoperto Valentina lo lascio leggere a voi (QUI l’articolo). Quello che ho capito io, invece (mentre il mio nodo in gola, riga dopo riga, era sempre più difficile da trattenere) è che tante piccole azioni, se perseguite da molte persone possono contribuire a ridisegnare un territorio, trasformandolo in un modello.

Ed è esattamente quello che è successo in Paganella, grazie all’opera instancabile e pazzesca dell’APT, certo, ma anche di Dolomiti Open, che ha trasformato una sfida (“Dobbiamo inventarci qualcosa per festeggiare i 150 anni dalla prima scalata della Cima Tosa”) in una missione: “la storia di pochi diventa la conquista di molti”.

L’orgoglio ha la forma di una maglietta che mi sta grande

Quindi guardate questa foto. E’ uno scatto in cui, obiettivamente, non sono venuta al meglio e non certo per colpa del fotografo (scusa Filippo Frizzera, te l’avevo detto che non sono fotogenica!).

In altri contesti non la pubblicherei, ma è l’unica che ho con una maglietta di Dolomiti Open e questo è più che sufficiente per rendere questo scatto meraviglioso e degno di essere condiviso.

Quella t-shirt, che mi sta un po’ larga e non mi valorizza, è la più bella che ho ed io sono onorata ed orgogliosa di indossarla, perché certifica che anche io faccio parte del grande sogno collettivo di nome Dolomiti Open.

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